Costruire nuove abitazioni vicino a una strada trafficata e pensare alla mitigazione acustica soltanto alla fine è uno degli errori più costosi che si possano fare.
Quando una nuova urbanizzazione nasce in prossimità di una tangenziale, una provinciale, una ferrovia o un’altra infrastruttura rumorosa, il tema acustico dovrebbe essere affrontato insieme a viabilità, orientamento degli edifici, spazi verdi e distribuzione delle funzioni.
Perché il rumore non è un elemento che si aggiunge al progetto.
È una condizione del luogo che il progetto deve saper gestire.
La distanza aiuta, ma non risolve tutto
La prima variabile è naturalmente la distanza dalla sorgente.
Allontanare gli edifici da una strada o da una ferrovia può contribuire a ridurre l’esposizione al rumore, ma nei contesti urbani lo spazio disponibile è spesso limitato.
Inoltre non conta soltanto quanto un edificio è lontano.
Contano anche:
- quota della strada;
- altezza degli edifici;
- presenza di rilevati;
- andamento del terreno;
- orientamento delle facciate;
- posizione delle finestre;
- presenza di altre costruzioni;
- geometria complessiva del quartiere.
Per questo due edifici alla stessa distanza dalla stessa strada possono trovarsi in condizioni acustiche molto differenti.
Anche gli edifici possono diventare parte della mitigazione
La progettazione urbana può utilizzare gli stessi edifici come elementi di schermatura.
Un fabbricato destinato ad attività meno sensibili al rumore può, in alcuni casi, essere collocato verso l’infrastruttura, contribuendo a proteggere spazi residenziali, corti interne o aree verdi poste sul lato opposto.
Allo stesso modo, orientare camere da letto e ambienti maggiormente sensibili verso le zone più protette può migliorare significativamente la qualità abitativa.
Questo approccio dimostra un principio importante:
la mitigazione acustica non comincia necessariamente dalla barriera.
Comincia dalla disposizione degli spazi.
Quando serve una barriera
Ci sono però situazioni nelle quali la configurazione urbanistica non è sufficiente.
Una barriera antirumore può allora diventare un elemento fondamentale del progetto.
La sua efficacia dipende in larga misura da posizione e altezza.
In termini generali, una schermatura è efficace quando riesce a interrompere la linea diretta tra sorgente sonora e ricettore.
Questo significa che progettare semplicemente una barriera “alta abbastanza” non è sufficiente.
Occorre valutare la geometria reale.
Una strada posta su un rilevato, ad esempio, può richiedere una soluzione diversa rispetto a una carreggiata situata a quota inferiore rispetto alle abitazioni.
Anche la presenza di edifici multipiano deve essere considerata attentamente.
Una barriera efficace per il piano terra potrebbe infatti non produrre lo stesso risultato ai piani superiori.
Più alta non significa automaticamente migliore
È facile pensare che aumentando continuamente l’altezza di una barriera si possa ottenere sempre un miglioramento proporzionale.
Nella realtà la progettazione è più complessa.
Aumentare l’altezza significa anche aumentare:
carichi del vento, dimensionamento strutturale, impatto visivo e costi dell’intervento.
Per questo la soluzione migliore è quella capace di raggiungere l’obiettivo richiesto con una geometria ottimizzata.
In alcuni casi può essere più efficace modificare la posizione della barriera.
In altri può essere utile lavorare sulla forma della schermatura o integrare più soluzioni.
L’obiettivo non è costruire la barriera più grande possibile.
È costruire quella necessaria.
Attenzione ai varchi
Uno dei punti più delicati riguarda la continuità della schermatura.
Accessi carrabili, attraversamenti, ingressi, piste ciclabili e percorsi pedonali possono rendere necessario interrompere una barriera.
Dal punto di vista funzionale sono elementi indispensabili.
Dal punto di vista acustico, però, ogni apertura può modificare il comportamento dell’intero sistema.
La progettazione deve quindi trovare il giusto equilibrio tra accessibilità e continuità acustica.
In alcuni casi si possono utilizzare configurazioni sfalsate, sovrapposizioni o percorsi che evitano di creare un’apertura diretta tra sorgente e area da proteggere.
Sono dettagli che possono sembrare secondari sulla planimetria.
Ma possono essere determinanti nella realtà.
Il problema dei piani superiori
Le nuove urbanizzazioni presentano sempre più spesso edifici sviluppati in altezza.
Questo introduce un’ulteriore complessità.
La schermatura che protegge efficacemente giardini e piani bassi potrebbe non essere sufficiente per balconi e finestre collocate più in alto.
Per questo la valutazione acustica deve considerare i ricettori alle diverse quote.
Non basta chiedersi:
“Quanto rumore arriva all’edificio?”
Bisogna chiedersi:
“Quanto rumore arriva a ogni parte dell’edificio?”
È una differenza sostanziale.
Trasparenza e qualità degli spazi
Quando una barriera viene collocata vicino alle abitazioni, entra inevitabilmente in relazione con la qualità degli spazi.
Una schermatura completamente opaca può ridurre la visuale, modificare l’illuminazione e creare una sensazione di chiusura.
Per questo possono essere utilizzati pannelli trasparenti o configurazioni miste che combinano materiali differenti.
PMMA, policarbonato, acciaio e calcestruzzo possono essere utilizzati in funzione delle caratteristiche del progetto.
Anche in questo caso la scelta non è esclusivamente estetica.
Ogni materiale deve rispondere alle prestazioni acustiche, strutturali e di durabilità richieste.
Il verde può completare il progetto
La presenza di vegetazione può contribuire a migliorare l’inserimento della barriera nel quartiere.
Alberi, arbusti e sistemazioni paesaggistiche possono attenuare la percezione visiva dell’infrastruttura e rendere più gradevoli gli spazi limitrofi.
Il verde, però, non deve essere considerato automaticamente un sostituto della schermatura acustica.
Il suo contributo principale può essere quello di integrare l’opera nel paesaggio e migliorare la qualità complessiva dell’ambiente.
La prestazione acustica deve essere garantita dal sistema progettato per svolgere quella funzione.
Correggere dopo costa quasi sempre di più
Quando il problema emerge dopo la costruzione, le possibilità di intervento diminuiscono.
Gli edifici sono già posizionati.
Le strade sono già realizzate.
Gli accessi non possono essere spostati facilmente.
Gli spazi disponibili per una barriera possono essere ridotti.
A quel punto la mitigazione rischia di diventare più complessa, invasiva e costosa.
Affrontare il problema durante la fase progettuale permette invece di integrare le soluzioni con maggiore libertà.
Ed è spesso proprio questa libertà a consentire di ottenere un risultato migliore.
La città silenziosa si progetta prima
La crescita urbana porta inevitabilmente abitazioni e infrastrutture sempre più vicine.
Questo rende la progettazione acustica una componente sempre più importante della qualità urbana.
CIR Ambiente S.p.A. sviluppa sistemi di mitigazione acustica per infrastrutture stradali e ferroviarie, collaborando alla realizzazione di soluzioni configurate in funzione delle caratteristiche specifiche del progetto e del territorio.
Perché proteggere un nuovo quartiere dal rumore non significa aggiungere una barriera quando tutto il resto è già stato deciso.
Significa progettare fin dall’inizio il rapporto tra infrastruttura, edifici e persone.


